giovedì 27 giugno 2013

When Great Men Die

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At the time of writing Nelson Mandela is clinging to life, as they say. Or perhaps trying to divest himself of it. South Africans are said to be praying for him.
It’s the cruel fate of some great national leaders to be kept alive as long as medical technology permits. When I went to Spain in October 1975 to begin my career as a journalist, I arrived just as Franco was at his last gasp. This was excellent timing for me, as it meant there would be big political changes to report. It was also joyous news for his many enemies. But it was seen by his supporters to be a catastrophe (correctly from their point of view, as his dictatorship started to crumble within months).
So the hospital doctors made heroic efforts to keep Franco alive for as long as possible. When I arrived in Madrid he had just suffered a third heart-attack, and was clearly being held together with string. Completely pointless of course - but there was a feeling that if they could keep the old geezer going for another month or two they could postpone the future. His last words were said to be, ‘I never knew it could be so hard to die’.
I wonder if something like that is happening to Mandela, who has been in and out of hospital quite a lot in recent months. The thought has occurred to some people. Andrew Mlangeni, a fellow prisoner in Robben Island, thinks it’s too much. When Mandela’s daughter came out with the usual platitudes – that her father is recovering, ‘he’s a fighter’ - Mlangeni was widely quoted as encouraging his family to ‘release’ him ‘so that God may have his own way’.
Some reports talk of Mlangeni having broken a ‘national taboo’, and of course it will be hard for South Africans to lose this source of great inspiration. But the taboo can affect any family, that make strenuous efforts to keep elderly loved ones alive against their will because they can’t deal with the emotional wrench of losing them - with the acquiescence of medical staff who, left to themselves, would prefer to let nature take its course. The case of a young stroke victim, who might conceivably be nursed to recovery, is one thing; the case of a chronically sick 94-year old something rather different.
How would this drama play out in the brave new world that atheists would like to live in, where humans are purged of nonsensical notions of living on after death? Perhaps we would hear less about release, and more about praise for being a 'fighter', for ‘raging against the dying of the light’, of squeezing the last drop out of a life that, once extinguished, has gone forever.
I don’t at all mean that atheists and agnostics can’t take an equally sensitive view of the matter as believers - of course they do. But if all humans knew – in the sense that science knows and wants all educated people to know – that survival of death is a fairytale, the merciful act of letting loved ones go might be harder to achieve.

(Traduzione approssimativa di Google)
Quando i  Grandi uomini muoiono
Al momento della scrittura [di questo articolo],  Nelson Mandela è aggrappato alla vita, come si suol dire. O forse sta cercando di spogliarsene. I Sudafricani stanno pregando per lui. E 'il crudele destino di alcuni grandi leader nazionali  essere mantenuti in vita fino a quando lo permette la tecnologia medica. Quando sono andato in Spagna nell'ottobre 1975 per iniziare la mia carriera di giornalista, sono arrivato proprio mentre Franco era al suo ultimo respiro. Questo è stato un  eccellente tempismo per me, perché significava non ci sarebbero stati grandi cambiamenti politici da riferire. E 'stata inoltre una notizia gioiosa per i suoi molti nemici, ma per i suoi sostenitori era una catastrofe (giustamente dal loro punto di vista, dato che la sua dittatura iniziò a sgretolarsi in pochi mesi).Così i medici ospedalieri fecero sforzi eroici per mantenere Franco in vita il più a lungo possibile. Quando sono arrivato a Madrid, aveva appena subito un attacco di cuore,il terzo, ed era chiaramente tenuto insieme con lo spago. Completamente inutile, naturalmente - ma c'era la sensazione che se avessero potuto mantenere il vecchio bislacco per un altro mese o due si sarebbe potuto rinviare il futuro. Le sue ultime parole sarebbero state , 'Non sapevo che potesse essere così difficile  morire'.Mi chiedo se qualcosa di simile sta accadendo a Mandela, che è stato dentro e fuori dall'ospedale un bel po 'negli ultimi mesi.  Andrew Mlangeni, un compagno di prigionia a Robben Island, pensa che sia troppo. Quando la figlia di Mandela se n'è uscita con i soliti luoghi comuni - che suo padre si sta riprendendo, 'lui è un combattente' - Mlangeni ha incoraggiato la sua famiglia a 'liberarlo 'in modo che Dio possa fare la sua volontà'.Alcuni giornali dicono che Mlangeni ha rotto un 'tabù nazionale', e, naturalmente, sarà difficile per i sudafricani  perdere questa fonte di grande ispirazione. Ma il tabù può colpire qualsiasi famiglia che fa grandi sforzi per mantenere gli anziani  in vita contro la loro volontà, perché non ce la fanno emotivamente a  perderli - con il tacito assenso del personale medico che, dal canto suo,  preferirebbe lasciare che la natura faccia il suo corso. Il caso di un giovane vittima di ictus, che potrebbe in teoria essere recuperatoo, è una cosa, il caso di un malato cronico di 94 anni, è qualcosa di ben diverso.Come questo dramma si colloca nel nuovo mondo che gli atei vorrebbero, un mondo dove agli esseri umani verrebbero cancellate idee senza senso come quelle di vivere dopo la morte? Forse  sentiremmo parlar meno di morte, e leggeremmo più elogi sul fatto di essere un 'combattente', per la resistenza contro lo spegnimento della luce' di chi  vuole spremere fin l'ultima goccia di una vita che, una volta spenta, è andata via per sempre.Io non dico affatto che gli atei e gli agnostici non possono prendere una posizione altrettanto sensibile della questione, come fanno credenti - naturalmente lo possono fare. Ma se tutti gli esseri umani sapessero - nel senso che la scienza conosce e vuole che tutte le persone istruite lo sappiano- che la sopravvivenza alla morte è una favola, l'atto misericordioso di lasciare  andar via  i propri cari potrebbe essere molto più difficile per tutti.

2 commenti:

  1. Chiediamo ai nostri Lettori di esprimere il loro parere sull'accanimento terapeutico.Grazie

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  2. ECCO UN BELLISSIMO ESEMPIO!
    Rinuncia al trapianto di rene e muore: "Datelo a chi è più giovane di me, io la mia vita l'ho fatta"
    Paderno, provincia di Treviso, una 79enne ha rifiutato l'intervento che avrebbe potuto salvarla dopo 16 anni di emodialisi
    http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1103002/rinuncia-al-trapianto-di-rene-e-muore-datelo-a-chi-e-piu-giovane-di-me-io-la-mia-vita-l-ho-fatta-.shtml

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